venerdì, 14 marzo 2008

...he says:

there's plenty of things to wear when you come to me

every color of sleeve to be rolled...

(Okkervil River, So come back, I am waiting)

postato da: martor_rm alle ore 12:02 | link | commenti (4)
lunedì, 17 dicembre 2007

Non sono tornato (e chi se ne frega?!)

Dall’inizio di settembre, per poche settimane o giorni al mese, sono un guscio alieno che scivola per Napoli. Anche oggi, domani non ne parliamo. Mercoledì sarò a casa, giovedì al lavoro, neve permettendo. Per fortuna.

Soltanto per caso sono qui e non altrove, non so ancora quale fottuto demone mi abbia messo in testa l’idea di venire a studiare a Napoli e lasciare la mia Torino (mia? che cazzo dico?!). Il demone del tempo da buttare? quello della fretta di diventare un discreto archeologo? (cazzata, quello che so l’ho imparato negli ultimi 10 mesi nel fango dei cantieri, non certo all’università)

Quello che mi sorprende è però il fatto che, nonostante tutti i casini che vengono fuori con cadenza settimanale (fino a domani pomeriggio non so ancora con certezza se verrà accettata la mia iscrizione, e da oggi pomeriggio so con certezza di non riuscire a mantenermi a lungo qui), io non abbia ancora gettato la spugna, tanto per non usare un’espressione trita e ritrita. Alla fine della faccenda verrà fuori che si tratta del demone dell’orgoglio idiota.

postato da: martor_rm alle ore 19:31 | link | commenti (13)
lunedì, 19 marzo 2007

Filastin

In Palestina è nato un nuovo governo di unità nazionale. Mezzo mondo ha già annunciato che non intratterrà rapporti con i ministri facenti di Hamas. Terroristi (o resistenza?).
Ne parlavo oggi. La (poca) gente che sa qualcosa a riguardo non la pensa diversamente dai governi che hanno rilasciato quelle dichiarazioni (senza andare lontano ci siamo di mezzo anche noi europei, chi ci dà il diritto?). Hamas ha vinto regolari elezioni all'inizio dello scorso anno. Terrorismo e democrazia. Usiamo queste due parole nel loro senso proprio? Lo conosciamo?
Spesso mi chiedo come possiamo capire questi avvenimenti, o meglio, capire questa gente (che è poi la cosa che davvero importa) qui nelle nostre tiepide case, seduti a guardare porta a porta o gli approfondimenti del tg1. Farci idee a riguardo che poi sosteniamo con tanto accanimento, l'accanimento che germoglia dal seme della paura. La verità è che non so rispondere.
postato da: martor_rm alle ore 00:14 | link | commenti (18)
sabato, 10 marzo 2007

Della speranza

Due notizie contrastanti, questa mattina sul giornale.
La prima. A Baghdad un'autobomba ha ridotto in cenere uomini e libri insieme in via al-Mutanabbi, il quartiere letterario più famoso e, per la storia dei paesi arabi nel XX secolo, anche il più importante. I libri fanno ancora paura, a quanto pare. Non è il primo né l'ultimo attentato alle idee.
La seconda. A Nicosia, Cipro, viene abbattuto un tratto di circa 7 metri del muro che dal 1974 divide in due parti la città, l'isola e la gente. L'iniziativa è stata presa dalle autorità greco-cipriote, ma la reazione (anzi, la non-reazione) della Turchia lascia ben sperare per il futuro. In realtà, al momento è ancora vietato oltrepassare quel limite. Si può soltanto sbirciare, buttare l'occhio dall'altra parte, ricominciare a guardarsi.


"... Ti piacerebbe, uno di questi giorni, Montag, leggere la Repubblica di Platone?"
"Ma certo!"
"Sono io la Repubblica di Platone. Vuoi leggere Marc'Aurelio? Il professor Simmons è Marc'Aurelio."


Sarà questa tristezza, come un rumore di fondo, a salvarci? Sarà ricordare i giorni amari del mondo?
Oppure sarà nel ritorno alla purezza (ritorno? ci siamo mai stati anche soltanto vicini?) la nostra Salvezza, infine. Sarà una (ri)conquistata semplicità. Una cosa assurda come ascoltare (col cervello, non con le orecchie) i suoni che fuoriescono dagli apparati fonatori dei nostri simili.
Che razza, siamo. Così pronti a distruggere, così timidi a ricostruire.

Ma questa è la cosa meravigliosa dell'uomo: che non si scoraggia mai, l'uomo, o non si disgusta mai fino al punto di rinunciare a rifar tutto da capo, perché sa, l'uomo, quanto tutto ciò sia importante e quanto valga la pena di essere fatto.
...
Conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l'altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi funebri e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda.

(R. Bradbury, Fahrenheit 451)
postato da: martor_rm alle ore 20:31 | link | commenti (6)
giovedì, 08 marzo 2007

Della bellezza

Ed è stato questo, probabilmente, il grande errore: pensare che la verità sia possibile coglierla dall'esterno, con i soli occhi, supporre che esista una verità acquisibile in un istante e poi, da quel momento, tranquillamente immobile, come neppure la statua lo è, la statua che si contrae e si dilata in virtù della temperatura, che si consuma nel tempo e che modifica non solo lo spazio circostante, ma anche, impercettibilmente, la composizione del suolo su cui poggia, per quelle minuscole particelle di marmo che si staccano da lei, come da noi i capelli, i pezzetti d'unghia, la saliva e le parole che pronunciamo.
(J. Saramago, Manuale di pittura e calligrafia)

La bellezza, quella vera, non è cosa che si mostri facilmente, e nemmeno è cosa che tutti sappiano cogliere al volo. Io, per esempio, non sono bravo a cogliere un certo tipo di bellezza nascosta, quella dolcezza frammista all'amaro di un carattere complesso. (Come del resto il mio, sono una persona tutt'altro che trasparente). Sono troppo sensibile alla dolcezza immediata, di fronte a quella sono disarmato, ci metto un po' a spezzare l'incanto. Poi però, per chi ha pazienza e non ama i giudizi definitivi, per chi mette in discussione le proprie opinioni, la vera bellezza, la bellezza bella, si svela. Ne sono rimasto un poco sorpreso.
Ma forse è persino troppo facile parlare di queste cose, proprio il giorno dopo aver lasciato aosta e i ragazzi del cantiere.
postato da: martor_rm alle ore 16:45 | link | commenti (13)
mercoledì, 21 febbraio 2007

"Poi non desidero portare un figlio o una figlia in questo mondo, com'è oggi. E poi tu prendi tutto l'amore di cui sono capace."
"Mi piacerebbe partorirti tuo figlio o tua figlia" gli disse. "E come può diventar migliore il mondo se non ci saranno figli nostri che combattano i fascisti?"

(E. Hemingway, Per chi suona la campana)

Viviamo in tempi violenti. Voglio dire, ogni tempo è stato violento, per l'uomo. Ma mi pare che il progresso manchi, in questo ambito. Per quale ragione non troviamo soluzioni migliori? La soluzione migliore per uno non è la migliore per tutti? Mi sono crogiolato nel sogno che esista veramente una comunità umana. Se è così è una comunità che si odia, che gode all'odore del sangue. Una furia senza cervello che si ferma soltanto per guardare i più deboli morire lentamente. O tutt'al più gli sa dare una spintarella.
Esiste una strada per uscirne o questo è radicato in noi tanto che sarà impossibile estirparlo? La violenza è necessaria? E' un regalo della natura per evitare la sovrappopolazione? Non avrebbe potuto darcene di migliori?
L'odio politico, l'odio di classe. Esistono ancora le classi sociali? Esiste una rivoluzione? La sensazione è che ci si stia avvicinando al tracollo. Prima di tutto sociale, dal momento che siamo incapaci di ascoltarci a vicenda. Porgiamo una mano mentre con l'altra reggiamo l'accetta. Forse stiamo aspettando una catarsi globale, una sorta di ekpyrosis. Forse sarà soltanto il riscaldamento globale, la nostra nemesi, forse un virus sfuggito al controllo dell'uomo in una guerra biologica. Alla fine leoni e tigri e orsi si riprenderanno il loro territorio.
postato da: martor_rm alle ore 18:03 | link | commenti (11)
sabato, 17 febbraio 2007

come di punto in bianco si possa prendere una decisione che cambierà i prossimi mesi. ero convinto che il giorno dopo la discussione della tesi, che è ai primi di marzo, avrei staccato il bigliettino per immatricolarmi per la specialistica. due giorni fa, di mattina, mi ha chiamato un tizio da aosta: un amico gli aveva dato il mio numero di telefono e mi contattava per un lavoro di scavo archeologico (le parole sono testuali, a me fanno un certo effetto). ci siamo messi d'accordo per parlarne di persona, ma avevo già deciso. e infatti la discussione che ho avuto ieri pomeriggio non mi ha fatto cambiare idea. giovedì firmo il contratto per il mese di prova, lunedì prossimo mi traferisco ad aosta. si scava in mezzo al fango per tirare fuori un isolato romano. non potevo chiedere di meglio: vitto, alloggio (con una decina di ragazzi della mia età, non ho idea di come andranno le cose!), rimborso spese e qualche spicciolo di stipendio. il mio batterista e il chitarrista mi trucideranno, sono mesi che mi aspettano per far partire un progetto. ma niente basso e niente università. se tutto va bene per qualche mese sarò occupato
postato da: martor_rm alle ore 15:52 | link | commenti (17)
venerdì, 09 febbraio 2007


 Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in sé
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è


(Afterhours, Quello che non c'è)

postato da: martor_rm alle ore 12:21 | link | commenti (16)
lunedì, 05 febbraio 2007

Siamo tutti il grande amore di qualcuno.
Voglio scriverlo, in caso io venga scoperto e non riesca a terminare queste pagine, in caso le mie confessioni vi turbino al punto da gettarle nel fuoco prima che io arrivi a parlarvi d'amore e di assassinio. E come biasimarvi? Tante cose possono impedire di ascoltare il mio racconto. C'è da spiegare un cadavere. Una donna amata tre volte. Un amico tradito. E un bambino cercato a lungo. Così comincerò dalla fine, dicendovi che siamo tutti il grande amore di qualcuno.
(A.S. Greer, Le confessioni di Max Tivoli)


è strano come persone al di sopra di ogni sospetto si lascino a volte sfuggire mezze frasi che ti fanno cambiare l'idea che di loro ti eri fatto nel corso di anni, 10anni, per l'esattezza. come max tivoli dice che siamo tutti il grande amore di qualcuno, devo dire che tutti abbiamo bisogno di esserlo, di sapere di esserlo, o di crederlo ciecamente, poca differenza. forse sono stato un ingenuo a pensare il contrario, non so, ma me ne sono reso conto soltanto sabato sera, dopo qualche birra all'irish, sentendo da un amico parole che mi hanno sorpreso. chi non mi sarei mai aspettato di veder soffrire di solitudine in quel modo. chissà che aria da idiota dovevo avere, mentre parlavamo
postato da: martor_rm alle ore 19:01 | link | commenti (5)
mercoledì, 31 gennaio 2007

Post sul niente

Potrei trovare un milione di scuse, e inventarmi chissà quali storie, ma la verità è che mi sono guardato attorno e non ho visto niente e nessuno. Che differenza farà uscire domani sera o sabato? La gente con cui sbronzarmi non mi manca. Con chiunque sarò solo. Ma perché, poi? Come sono arrivato a questo punto? Era l'esito più ovvio? Mi ci sono ficcato a forza - una specie di posa neo-decadente - oppure ho una predisposizione innata?
Forse è questo, che mi squassa in certi giorni, che mi rende nervoso da quando mi sveglio al mattino. Stronzo e triste per ore, a meno che non mi attacchi a qualche pensiero leggero, basta il pensiero di un secondo. Basta andarsene in giro ad arrampicarsi su queste colline fredde. Basta riprendere il filo di quello che stavo scrivendo, o anche solo pensare di farlo.
Bene, ora dovrei avere un po' di tempo per queste cose, qualunque cosa mi venga in mente. Per ora i miei orari li faccio io. Non avere niente e nessuno intorno significa anche essere padroni del proprio tempo.
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